mercoledì 13 febbraio 2008

Chinotto

Conosciuto come arancino amaro della Cina, il chinotto (cytrus myrtifolia) è assai apprezzato come pianta porta fortuna. Gli inglesi lo conoscono con il nome di arancio dalle foglie di mirto, i francesi lo definiscono il piccolo cinese, altri lo denominano arancio delle indie orientali o arancio di Goa, dal nome della città indiana dove cresce spontaneo.

Presente in Europa da molti secoli, secondo alcuni studiosi è considerato una mutazione gemmaria del Citrus aurantium. In Italia viene coltivato esclusivamente nella Riviera Ligure di Ponente. E' un piccolo albero (fino a tre metri di altezza), compatto, con lenta crescita e privo di spine. Le foglie ricordano quelle del Mirto (da cui il nome scientifico) e sono piccole, ellittiche, appuntite, cuoiose e color verde lucente.I fiori sono piccoli, bianchi, molto profumati, solitari o riuniti in gruppi e in posizione ascellare o terminale.I frutti hanno modeste dimensioni, schiacciati alle due estremità e, maturi, sono di color arancio intenso. La polpa è amara e acida e suddivisa in 8-10 segmenti. I frutti sono utilizzati per produrre canditi, liquori, marmellate, mostarde e la classica bibita. Viene innestato soprattutto su arancio amaro.. si presta molto bene alla coltivazione in vaso.

Il chinotto è un agrume di piccola taglia e per questo si presta egregiamente ad essere coltivato in vaso sia in giardino che in terrazzo o sul balcone. A seconda della forma di allevamento può formare un fitto cespuglietto o un piccolo alberello di circa due metri di altezza. Il chinotto non ha particolari esigenze di coltivazione. Lo si può tenere all’aperto per tutto l’anno, dove il clima è mite, anche durante la brutta stagione. Nelle zone con inverno freddo, invece, occorre ripararlo in un ambiente chiuso e luminoso, tipo una serra o una veranda non riscaldata, in cui la temperatura non si abbassi sotto i 5°c. questo agrume presenta una minore resistenza al freddo rispetto al limone: sotto i 5°c presenta infatti effetti irreversibili.

lunedì 4 febbraio 2008

Biologia e Diffusione del Vilucchio

  • Ciclo vitale: perenne a sviluppo primaverile estivo, talvolta anche autunnale.
  • Riproduzione: per seme e, più frequentemente per via vegetativa tramite rizomi o fusti sotterranei.
  • Periodo di emergenza: i semi germinano nel corso della primavera e anche durante l’autunno, indipendentemente da uno stimolo luminoso, nello strato di terreno compreso tra 10 e 15 cm, anche se quello ottimale è tra 3 e 8 cm. Le piante da seme sono in grado di dar vita ad una nuova pianta per via vegetativa circa 40 giorni dopo l’emergenza. I ricacci vegetativi emergono durante il periodo primaverile, ma possono ricomparire anche nel corso dell’autunno.
  • Periodo di fioritura: i fiori sbocciano solo per mezza giornata da maggio a ottobre, 1-2 mesi dopo l’emergenza della pianta.
  • Portamento: prostrato e rampicante
  • Dove vive: in tutti i tipi di suolo, ma predilige quelli luminosi, profondi, freschi, permeabili, ricchi di elementi nutritivi, ma anche siccitosi come l’area mediterranea. Si trova nelle aree temperate calde fino a 1000 metri di altitudine

sabato 2 febbraio 2008

Piante infestanti: Vilucchio convolvus arvensis

Il vilucchio (convolvus arvensis) è un’ infestante perenne di origine euroasiatica appartenente alla famiglia delle Convulacee. Diffusa in tutto il mondo, soprattutto nelle aree temperate calde, risulta assai frequente nel nostro paese fino a 1000 metri di quota.

Si sviluppa in tutti i tipi di suolo, ma predilige quelli limosi, profondi, freschi, permeabili, ricchi di elementi nutritivi. Infesta gli incolti e le colture, in particolare quelle pluriennali (frutteti e vigneti) e quelle erbacee a sviluppo primaverile-estivo (tipo mais, sorgo, soia) in cui in genere non si praticano arature profonde ma solo minime lavorazioni. La competizione nei confronti delle colture è assai elevata, se si considera che la traspirazione è addirittura superiore a quella della vite. Per la sua capacità di arrampicarsi soffoca le colture; il suo apparto radicale emette delle sostanze (esudati fenolici) che contrastano gli apparati delle altre specie. In colture di mais fortemente infestate la produzione si può ridurre del 80%. Per questo motivo viene annoverata tra le 15 infestanti più diffuse e dannose al mondo.