venerdì 7 dicembre 2007

Compost

L'impianto di compostaggio è una struttura che trasforma la parte umida dei rifiuti (gli scarti di cucina costituiti da residui organici quali avanzi di frutta, verdura, ossa, carne, pesce, fondi del caffè, gusci d'uovo, eccetera) verdi (foglie e legno derivati dalla manutenzione del verde pubblico e privato dalla portatura delle siepi, eccetera) in compost. All'interno dell' impianto di compostaggio vengono accelerati i tempi di un processo naturale come ad esempio quello che trasforma le foglie morte che in autunno cadono al suolo in fertile humus.







Tutti coloro che posseggono un giardino, anche piccolo, sanno bene quanti "rifiuti" verdi esso produca, soprattutto se è affiancato da un piccolo orto. Il compostaggio ci permette di utilizzare questi rifiuti, che diventano materie prime, per produrre una discreta quantità di ottimo terriccio umifero. Infatti, l'opportuno stoccaggio e trattamento di rami, foglie, erba, avanzi di cibo, bucce di frutta e verdura, permette a batteri, microrganismi e piccoli insetti di cibarsene, di svilupparsi e di decomporre le sostanze organiche presenti nei nostri rifiuti; dopo alcuni mesi.

E' importante solo seguire poche norme per ricavare dell'ottimo terriccio molto fertile da utilizzare convenientemente per le proprie piante ed aiutando l'ambiente a smaltire in maniera biologicamente sana i rifiuti che altrimenti andrebbero persi. Il compost è il risultato del processo di decomposizione che avviene naturalmente sulle sostanze vegetali alla fine del loro processo vitale. L'esempio tipico della trasformazione a cui vanno incontro queste sostanze è ad esempio l'humus che si trova nel sottobosco: foglie e rametti morti si trasformano nel giro di alcuni mesi. A livello domestico si possono ricreare le condizioni ideali per la fermentazione e la trasformazione di compost di tutto quanto sopra elencato; i tempi di trasformazione sono così più brevi che in natura:in 4-6 mesi si riesce ad ottenere una trasformazione completa.

Per avere un buon compost, bisogna ricordarsi che sono gli organismi del suolo a produrlo. Essi, per vivere, hanno bisogno di tre parametri:

  • nutrienti equilibrati composti da un misto di materie carboniose (brune-dure-secche) e di materie azotate (verdi-molli-umide)
  • umidità che proviene dalle materie azotate (umide) ed eventualmente dall'acqua piovana o apportata manualmente
  • aria che si infiltra attraverso la porosità prodotta dalla presenza delle sostanze carboniose strutturanti (dure)

I residui organici compostabili sono:

  • rifiuti azotati: scarti vegetali, di giardino (tagli di siepi, erba del prato...), foglie verdi, rifiuti domestici (frazione umida), limitando i residui di origine animale e mischiandoli bene a quelli di origine vegetale. È così possibile diminuire del 30-40 % la quantita di spazzatura; inoltre molti comuni italiani prevedono una riduzione della tassa sui rifiuti per coloro che dimostrano di praticare il compostaggio;
  • rifiuti carboniosi: rami derivanti dalla potatura (meglio se sminuzzati con un biotrituratore, altrimenti risulteranno poco aggredibili da parte dei microrganismi), foglie secche, paglia (si terrà da parte accuratamente queste materie e le si mischierà man mano ai rifiuti azotati che si produrranno di giorno in giorno);
  • fondi di caffè, filtri di , gusci di uova, gusci di noci;
  • lettiere biodegradabili di animali erbivori;
  • carta, evitando quella stampata (anche se oggigiorno i giornali non contengono più sostanze tossiche) e, soprattutto, quella patinata.
  • pezzi di cartone (fungono anche da rifugio ai lombrichi);
  • pezzi di tessuti 100% naturali (lana, cotone), ecc.

2 o 3 volte all'anno bisognerà rigirare il materiale per riattivare il processo di compostaggio.

È anche possibile utilizzate il metodo ancestrale della buca nel terreno nella quale interrare gli scarti. Si hanno però molte perdite di azoto che percola nel suolo per lisciviazione. È fondamentale mantenere il giusto grado d'umidità del materiale, altrimenti il processo sarà rallentato se è troppo secco o troppo umido, inoltre in quest'ultimo caso avverranno putrefazioni indesiderate (processo anaerobico). Per asciugare un cumulo troppo umido si attua un rivoltamento del materiale, per inumidirlo si versa dell'acqua (con la canna da giardino o con un innaffiatoio). Il tempo di maturazione del compost è variabile a seconda delle condizioni climatiche e del tipo di prodotto che si vuole ottenere. Un compost di qualità mediocre non può essere facilmente utilizzato. Può provocare sgradevoli odori ed essere causa di sovracosti importanti. È dunque indispensabile che il processo di compostaggio sia bene rispettato e seguito. Il compost possiede peso specifico di circa 350-400 kg/m3.[1]


Il compostaggio a caldo: si intende "a caldo" Il compostaggio di una grande quantità di materiale di scarto, almeno un metro cubo, che, decomponendosi, produce calore; al centro della massa di materiale organico la temperatura può raggiungere i 60° C. Posizione: per compostare al meglio grandi quantità di materiale dobbiamo seguire alcuni accorgimenti, per non rischiare che Il nostro composter si riempia di materiale marcescente e maleodorante. Per evitare che Il nostro compost si scaldi troppo o si secchi è opportuno posizionare Il composter in un luogo semi ombreggiato, possibilmente in una zona coperta dai rami di una pianta caducifolia: in questo modo ovvieremo anche alla possibilità che in inverno Il compost si raffreddi troppo. Aerazione: perché i batteri e i microrganismi si propaghino nei nostri rifiuti è bene che la presenza di ossigeno sia alta, altrimenti al loro posto si produrrebbero troppi batteri anaerobi, tipici della marcescenza, che producono nel nostro compost cattivo odore e composti tossici; per questo è opportuno che Il primo strato del cumulo, o Il fondo del contenitore, sia costituito da rami e foglie tritati grossolanamente, in modo che Il compost resti sollevato dal terreno. Inoltre è buona norma mescolare i rifiuti più umidi, come l'erba, con altri più secchi, in modo che Il materiale nel composter non si compatti troppo rapidamente, impedendo all'aria di circolare liberamente. Per migliorare l'aerazione e la miscelazione del materiale inserito nel composter si consiglia di intervenire periodicamente, almeno 2-3 volte nei primi due mesi, smovendo e rivoltando la massa di compostaggio con un forcone; se comunque dovessimo notare un rapido compattamento, almeno nelle prime settimane, è meglio praticare dei fori di aerazione nel compost per mezzo di un bastone. Umidità: per la corretta proliferazione dei batteri nel compost è necessario Il giusto gradi di umidità; è bene quindi garantire una buona presenza di acqua, innaffiando Il materiale inserito nel composter, oppure garantendo una buona quantità di materiale umido, come erba o scarti della pulizia di frutta e verdura. In un compost secco e in un compost zuppo di acqua i batteri muoiono e Il nostro compostaggio fallisce. Per accertarsi del giusto grado di umidità del compost è sufficiente stringere in mano una manciata di materiale da compostare, questa dovrebbe soltanto inumidire Il palmo della nostra mano; se sgocciola ci affretteremo ad inserire nel composter materiale secco, ad esempio segatura, se invece ci appare privo di umidità è bene annaffiarlo, oppure introdurre strisce di carta inumidite. Rapporto Carbonio/Azoto: per garantire una buona decomposizione è bene ricordare che i batteri proliferano meglio in un substrato molto ricco di Carbonio, presente nel legno, nella paglia, nella carta; è comunque necessario Il giusto tenore di Azoto, presente ad esempio negli scarti di cucina, che deve essere presente in quantità assai minore rispetto al Carbonio. Il modo migliore per essere sicuri di mantenere Il giusto rapporto Carbonio/Azoto consiste nel fare attenzione a mescolare Il maggior numero di materiali di scarto, evitando la preponderanza di uno sugli altri. Enzimi: per assicurarci che la decomposizione avvenga nel mogliore dei modi possiamo anche aggiungere nel composter degli enzimi, dispinibili in commercio, che accelerano la maturazione del compost migliorandone la "digestione" da parte dei batteri ed eliminando nel contempo eventuali odori sgradevoli.

giovedì 6 dicembre 2007

Campionamento del terreno

Il prelievo di campioni di terreno, ovvero di una determinata quantità di suolo da sottoporre ad analisi intese a valutare i componenti della fertilità, costituisce uno dei punti critici degli studi per la caratterizzazione di un suolo in quanto la composizione dei suoli varia notevolmente sia in superficie che in profondità, anche in zone ristrette. Pertanto, la scelta della modalità di prelevamento, la localizzazione e il numero dei prelievi devono essere effettuati in modo appropriato. In linea generale bisogna tenere conto della finalità dell’indagine, del grado di dettaglio che si intende raggiungere, della variabilità verticale dei suoli, del tipo di caratteri che si intende analizzare.






Definizioni

Analisi di caratterizzazione: insieme di determinazioni che contribuiscono a definire le proprietà fisiche e/o chimiche di un campione di suolo.

Zona di campionamento: area di terreno sottoposta a campionamento e suddivisa in più unità di campionamento.

Unità di campionamento: estensione definita di suolo, dotata di limiti fisici o ipotetici.

Campione elementare: quantità di suolo prelevata in una sola volta in una unità di campionamento. Campione globale: insieme di campioni elementari prelevati in un’unica unità di campionamento.

Campione finale: parte rappresentativa del campione globale, ottenuta mediante eventuale riduzione della quantità di quest’ultimo.


Attrezzature

Gli strumenti devono essere costruiti con materiali e modalità che non devono influenzare le caratteristiche del suolo che si vogliono determinare. Sono necessari:

• sonda o trivella;

• vanga;

• secchio con volume non inferiore a 10 litri;

• telone asciutto e pulito di circa 2 m2;

• sacchi di capacità di almeno un litro, con adeguato sistema di chiusura;

• etichette.


Epoca di campionamento

Il campionamento deve essere effettuato almeno 3 mesi dopo l’ultimo apporto di concimi o 6 mesi dopo l’ultimo apporto di ammendanti o correttivi.


Zona di campionamento

La scelta delle zone da campionare è certamente il punto più importante e determinante. Nel caso si disponga di carte dei suoli si potrà individuare la zona di campionamento all’interno di una sola unità pedologica, evitando di campionare in prossimità dei bordi dell’unità stessa. Qualora non si disponga di carte pedologiche, con il contributo dell’agricoltore o di persone esperte della zona, si potrà delimitare le aree in base a:

• colore;

• aspetto fisico;

• ordinamento colturale;

• vegetazione coltivata o spontanea;

• fertilizzazioni ricevute in passato;

Tali operazioni potranno portare alla individuazione di due o più zone di campionamento ognuna delle quali presenti le caratteristiche di omogeneità sopra descritte, valutando se campionare anche zone eccessivamente piccole che potrebbero influenzare sensibilmente gli obiettivi che si intendono perseguire.


Numero e ripartizioni dei campioni elementari

Qualunque sia la superficie della zona da campionare, effettuare almeno 14 - 15 campioni elementari, prelevando non meno di 6 campioni per ettaro ed utilizzando uno degli schemi proposti.


Campionamento sistematico

Suddividere idealmente la zona di campionamento nel numero prescelto di unità di campionamento, utilizzando un reticolo di dimensioni opportune: le unità devono avere approssimativamente la medesima dimensione. All’interno di ogni unità di campionamento, prelevare casualmente un campione , evitando i bordi della zona di campionamento e le aree:

• a quota inferiore o superiore alla media;

• dove sono stati accumulati fertilizzanti o prodotti o sottoprodotti dell’attività agricola;

• dove hanno stazionato animali;

• da affioramento del sottosuolo;

• aventi differenze di irrigazione e/o di drenaggio;

• dove ristagna l’acqua.


Campionamento irregolare

Numerare le unità di campionamento e scegliere le unità utilizzando i numeri casuali riportati dai manuali di statistica e prelevare un campione elementare in ogni punto seguendo i criteri di esclusione esposti precedentemente . Tale procedura può portare ad una copertura irregolare della superficie da investigare e rendere difficili le interpolazioni.


Campionamento non sistematico a X o W

Scegliere i punti di prelievo lungo un percorso tracciato sulla superficie da investigare, formando delle immaginarie lettere X o, preferibilmente, W e prelevare un campione elementare in ogni punto.


Profondità di prelevamento

Nei terreni arativi, o comunque soggetti a rovesciamenti o rimescolamenti, prelevare il campione alla massima profondità di lavorazione. Nei terreni a prato o pascolo e nei frutteti inerbiti, eliminare la parte aerea della vegetazione e la cotica. Il campione andrà prelevato alla profondità interessata

dalla maggior parte delle radici. Nel caso sia prevista la rottura del prato procedere come indicato al punto precedente. Per i campionamenti del sottosuolo determinare la profondità del prelievo sulla base del profilo pedologico. Evitare comunque di mescolare il suolo superficiale con il sottosuolo e, in generale, il terreno proveniente da diversi orizzonti .


Prelievo del campione elementare

Una volta individuato il sito di campionamento eliminare, se necessario, la vegetazione che ricopre il suolo. Introdurre verticalmente la sonda o la trivella fino alla profondità voluta ed estrarre il campione elementare di suolo. Nel caso di terreni sabbiosi la sonda può essere introdotta diagonalmente, ponendo attenzione a rispettare la profondità scelta. Nel caso di terreni molto compatti o con elevata presenza di scheletro, che non permettono l’uso della sonda, scavare con la vanga una piccola buca a pareti verticali fino alla profondità prescelta. Prelevare quindi una fetta verticale che interessi tutto lo strato, mantenendo costante la frazione di terreno proveniente dalle diverse profondità. Tale procedura può portare ad una copertura non completa della superficie da investigare e si limita quindi a fornire dati orientativi.


Formazione del campione globale

Inserire i diversi campioni elementari, man mano che vengono prelevati, nel secchio. Rovesciare il secchio su una superficie solida, piana, asciutta e pulita, coperta con il telone. Mescolare il terreno ed omogeneizzarlo accuratamente.


Formazione del campione finale

Se non è necessaria una riduzione ogni campione globale costituirà un campione finale. Se il campione deve essere ridotto, stendere il terreno omogeneizzato e prelevare casualmente una decina di campioni di 50 g ognuno, distribuiti su tutta la superficie e che interessino tutto lo spessore del campione globale. Unire questi prelievi per costituire uno o più campioni finali del peso di circa 500 g ognuno.


Condizionamento dei campioni finali

Inserire ciascun campione finale in un contenitore asciutto, pulito, che non interagisca con il terreno e sia impermeabile all’acqua e alla polvere. Chiudere l’imballaggio e predisporre due etichette uguali nelle quali sia chiaramente identificato il campione. Collegare un’etichetta al sistema di chiusura ed attaccare l’altra alla superficie esterna del contenitore. Non inserire mai etichette, all’interno a contatto con il suolo. Nel caso sia necessario sigillare il campione effettuare l’operazione in maniera tale che non sia possibile aprire il contenitore senza violare il sigillo, al quale deve essere incorporata una delle etichette. Sulle etichette porre dei riferimenti biunivoci al verbale di campionamento.

mercoledì 5 dicembre 2007

Concimi II

La pianta per vivere ha bisogno di molti alimenti nutritivi che trova nel terreno e che assorbe disciolti dall'acqua. Dall'aria e dall'acqua: Carbonio (C), Idrogeno (H), Ossigeno (O). Dal terreno: Azoto (N), Fosforo (P), Potassio (K), Calcio (Ca), Magnesio (Mg), Zolfo (S). Oltre ai precedenti il terreno fornisce anche altri elementi, quali il ferro (Fe), il boro (B), il manganese (Mn), lo zinco (Zn), il rame (Cu), ecc. che entrano in quantità piccolissime nella "dieta" delle piante e sono perciò detti "microelementi". Alcuni di questi elementi sono necessari in quantità rilevanti come azoto, fosforo, potassio e calcio; altri sono sufficienti in tracce, come ferro, manganese, zinco, rame, ecc. Poiché l'uomo con il raccolto allontana la pianta dal terreno, tutte le sostanze assorbite dall'organismo vegetale vengono sottratte alla terra che ogni anno, con le colture, si impoverisce degli elementi più importanti. Per riparare le perdite subite dal terreno mediante le colture ed i raccolti è necessario ridare gli elementi di fertilità con un'operazione detta concimazione. I concimi sono quindi sostanze che, aggiunte al terreno, lo rendono adatto a nuove colture aumentandone il grado di fertilità. Possono essere organici ed inorganici e, a seconda dell'elemento che contengono in maggiore quantità, si possono classificare in: azotati, fosfatici, potassici, calcici.

Nè più nè meno di quanto occorre al pieno sviluppo della loro specie e, non dimentichiamolo, ogni specie ha le sue particolari esigenze. La carenza di uno degli elementi nutritivi e talvolta anche l'eccesso, possono produrre dei disturbi nella crescita. Il fabbisogno degli elementi nutritivi non può essere determinato una volta per tutte, la quantità di fertilizzante da aggiungere non e sempre la stessa. Questo spiega uno dei motivi per cui si è giunti alla preparazione dei concimi complessi che, tra le caratteristiche principali, hanno quella di rendere utilizzabili nel migliore dei modi gli elementi nutritivi in essi contenuti, proprio per il sinergismo della loro azione. E' chiaro che la concimazione da sola non è sufficiente per far crescere al meglio le piante: essa deve essere accompagnata da un'appropriata miscela di terriccio e a razionali operazioni di difesa dai parassiti.

Concimazione dei terricci: Essa si può effettuare al momento della preparazione del terriccio per arricchirlo la prima volta. Le concimazioni successive si possono effettuare per annaffiatura, sciogliendo gli elementi nutritivi in acqua. Una soluzione fertilizzante adatta per le piante succulente può essere ottenuta sciogliendo in un litro di acqua 1 grammo di nitrato di potassio (KNO3) e 1 grammo di fosfato monopotassico (KH2PO4). Questa potrà essere somministrata già in occasione della seconda annaffiatura. che avverrà, in linea di massima, nel mese di Aprile, e sarà ripetuta ogni 15 giorni circa fino alla fine di Agosto.

Fertilizzanti organici di maggior impiego: Cornunghia - Azoto 10-15%; fosforo, potassio e microelementi in tracce. Il concime è prodotto con i residui della lavorazione delle corna e delle unghie degli animali. Poiché gli stessi vengono sottoposti a torrefazione, con l'impiego della cornunghia non sussiste il pericolo di fermentazioni nel terriccio. Letame essiccato - E' formato dalle deiezioni solide e liquide degli animali allevati, mescolato a materiali vegetali. La sua azione, di solito, non si esaurisce in un solo anno ma si protrae nelle annate successive, sia pure con efficacia decrescente. Sangue secco - E' un prodotto di impiego frequente, soprattutto in floricoltura, e presenta un certo interesse come fonte di azoto a lenta cessione. Contiene, inoltre, piccole quantità di ferro.

Che cosa si intende per "titolo" di un concime: Il titolo di un concime indica, in chilogrammi (kg) per ogni 100 kg di peso, la quantità di elementi fertilizzanti che esso contiene. Per esempio, un quintale di concime con titolo 10-15-30 contiene 10 kg di azoto, 15 kg di anidride fosforica e 30 kg di ossido di potassio. Per le nostre piante è bene adoperare concimi a basso titolo di azoto, un titolo di anidride fosforica che sia il doppio di quello dell'azoto e un titolo in potassio superiore a quello dell'anidride fosforica. Naturalmente per le succulente fogliari e per le euforbie si adotteranno concimi con contenuto di azoto superiore. Nel caso in cui nel concime dovesse essere assente uno dei tre elementi fondamentali, il suo titolo sarà ovviamente zero. Il binario 25-10, per esempio, contiene 25 parti per cento di azoto e 10 di fosforo (come anidride fosforica) e sarà privo di potassio

Funzione degli elementi fertilizzanti: Come abbiamo già detto, i principali elementi fertilizzanti sono l'azoto, il fosforo, il potassio e il calcio. Mentre il calcio è sempre presente in quantità sufficiente nel lapillo, nella pozzolana e nel comune terreno (fuorché nei terreni acidi), l'azoto, il fosforo e il potassio solitamente scarseggiano. L'azoto è l'elemento quantitativamente più importante per le piante; infatti influisce sullo sviluppo totale, da alle foglie un bel colore verde intenso, prepara la fioritura ed irrobustisce la pianta. Fra i concimi azotati ricordiamo il nitrato di sodio ad azione molto rapida che da risultati dopo solo sette giorni dalla distribuzione. Il nitrato di calcio oltre all'azoto contiene il calcio e serve a correggere terreni acidi. 11 solfato ammonico ha un'azione più lenta ma accelera la decomposizione delle sostanze organiche che formeranno l'humus. L'urea è un concime sintetico introdotto nell'agricoltura da non molto tempo: contiene il 46% di azoto ed è uno dei concimi più attivi. Viene diluito in proporzione di 1:1000 con acqua; per la sua forte efficacia, se viene sparso in polvere deve essere mescolato a sabbia per avere una distribuzione più uniforme e meno concentrata. Il fosforo, elemento che si trova localizzato soprattutto nei frutti e nei semi, accelera la maturazione dei frutti, esalta lo sviluppo radicale, aumenta il peso specifico dei semi elevandone, di conseguenza, la percentuale di germinazione. Contribuisce, inoltre, ad accrescere la resistenza delle piante alle malattie. Il potassioIl calcio è necessario per la formazione dell'ossatura di sostegno della pianta e per quella delle spine.L'eccesso di calcio nel terreno può provocare l'insorgere di una malattia da carenza detta "clorosi" (le parti verdi della pianta si ingialliscono progressivamente) e ostacola l'assorbimento del magnesio, del potassio, dello zolfo, del ferro, dello zinco, del manganese e del fosforo.

martedì 4 dicembre 2007

Concimi I

Nella pratica del giardinaggio un uso corretto di concimi, terricci, materiali per la pacciamatura e per l’irrigazione, antiparassitari, sementi, ecc.., permette di ottenere anche dai piccoli orti familiari prodotti in quantità più abbondante e di migliore qualità. Si vuole suggerire al piccolo orticoltore come razionalizzare gli acquisti di alcuni materiali per la prossima annata produttiva, che iniziano proprio in questo periodo e contiene pure delle indicazioni per una loro più attenta manutenzione e conservazione.


I concimi sono tra i materiali che consentono di aumentare e mantenere elevata la fertilità del terreno. Nel caso in cui non fosse possibile procurarsi del buon letame o produrre del compost, è possibile utilizzare i concimi organici concentrati-essiccati che si trovano facilmente in commercio. Questi non hanno effetti positivi paragonabili a quelli del letame o del compost, tuttavia il loro impiego è sempre consigliabile. È ancora più facile trovare i concimi minerali perché i rivenditori di prodotti per l’agricoltura spesso ne mettano a disposizione una vasta gamma, compresi quelli che cedono lentamente i loro elemanti attivi (come l’azoto) ed altri che si sciolgono nell’acqua per eseguire l’irrigazione fertilizzante (fertirrigazione). Presso i rivenditori più riforniti si possono reperire con sempre maggiore facilità anche i concimiorgano-minerali (concimi organici integrati da sostanze minerali).

È importante in ogni caso non costituire grandi scorte, ma procedere agli acquisti ogni anno per disporre di prodotto sempre fresco. Se le quantità contenute nelle confezioni fossero eccessive per le proprie necessità, è possibile effettuare gli acquisti insieme con due-tre piccoli orticoltori e poi suddividere i quantitativi di cui ci si serve e dividere le spese. Talora è possibile trovare anche i comuni concimi minerali in piccole confezioni adatte per chi coltiva superfici molto limitate. I concimi, contenuti di regola in sacchi di plastica, vanno tenuti chiusi e immagazzinati in un luogo umido.

lunedì 3 dicembre 2007

Benvenuti!!!

Eccoci qua!
Pronti a partire con questo piccolo spazio dedicato interamente ai nostri spazi verdi. Tratteremo tutto ciò che riguarda il meraviglioso mondo del giardinaggio: affronteremo temi agronomici, colturali, gastronomici, architettonici e perchè no temi divertenti. Passeremmo dalla complicatissima fisiologia vegetale, per conoscere meglio le nostre piante, alle difese colturali contro le avversità e contro le malerbe. Insomma qua troverete tutto ciò che può interessare il vostro piccolo giardino o il vostro piccolo orticello.